Renzi lo statalista ed il politicante

Piccole note storiografiche su Renzi che moltissimi dicono liberale e non statalista.
Nel 1996 contribuisce alla nascita in Toscana dei Comitati Prodi. Non penso l’abbia fatto per sbaglio. Chi non conosceva le idee e la storia di Prodi?
Si iscrive al Partito Popolare Italiano di cui diventa nel 1999 segretario provinciale.
Nel 2001 diventa coordinatore de La Margherita.
Alle prime primarie del PD a cui partecipa (quelle che perde) chiede il voto a persone che non hanno mai votato quella coalizione. E quando perde dice che farà la campagna elettorale per colui che ha vinto – Bersani – e quindi per le idee stataliste di colui che ha vinto. Se veramente fosse un anti statalista direbbe ho perso e non partecipo alla vittoria di idee che sono opposte alle mie. O almeno direbbe, per non spaccare il partito non faccio campagna elettorale attiva. Durante la campagna delle primarie infatti nei suoi discorsi tracciava una separazione netta tra un ipotetico loro ed un ipotetico noi. Ma solo durante la prima campagna delle primarie.
Il suo è tutto un gioco interno alla Sinistra Statalista. Con il Centro-Destra non vuole dialogare, vuole solo i voti dei suoi elettori (l’ha detto esplicitamente più volte).
Dopo una settimana di potere non ancora ufficializzato ha già piantato dei semi che dimostrano chi veramente è:
ha già trasportato la riforma della legge elettorale dal Senato alla Camera. Perché? Le riforme si fanno tutti insieme e al Senato si gioca alla pari. Certo che… dal link http://www.camera.it/leg17/46 vedendo la composizione numerica dei gruppi parlamentari alla Camera si intuisce qualcosina… Poi ritorna alla mente ciò che Renzi disse circa due settimane fa
Letta deve sapere che il suo esecutivo ora è incentrato sul Pd. Ha cambiato forma, le larghe intese originarie non ci sono più. Il Pd ha 300 deputati e Alfano ne ha 30. Il governo sta in piedi grazie a noi. Alfano dice che può far cadere Letta. Bene, così si va subito al voto.
Io non ho paura. Lui sì. Perché sa che Berlusconi lo asfalta.

Ad Alfano no. Ripeto noi siamo trecento, loro trenta. Mica ce l’ha ordinato il dottore di stare insieme.” E ancora più duro. Se il vicepremier “ha proposte migliorative… non è che noi non trattiamo più con Berlusconi e ci mettiamo a mediare con Formigoni e Giovanardi“.
(Tratto da http://www.huffingtonpost.it/2013/12/01/renzi-alfano-governo_n_4366916.html)
Da un articolo di Vittorio Feltri traggo un periodo in cui viene nominato un certo Taddei:
Delusione cocente. Matteo ha nominato una dozzina di mattocchi senz’arte né parte, tra cui un certo Taddei, sedicente economista, il quale ha ribadito senza arrossire – essendo costui più rosso del fuoco – che la chiave adatta per recuperare denaro, allo scopo di distribuirne ai lavoratori in affanno, sia l’aumento della tassazione sulle case di proprietà. Altro che Imu, una bazzecola: bisogna massacrare fiscalmente chiunque abbia uno, due, tre immobili; e il ricavato sia utilizzato per fare giustizia sociale, ossia, spartire la ricchezza. La teoria si basa sul seguente principio: poiché gli immobili sono fermi per definizione, mentre la società è in movimento, occorre penalizzare l’inerte mattone e premiare gli operai che, viceversa, sono la rappresentazione fisica del moto perpetuo.
(Tratto da http://www.ilgiornale.it/news/interni/amnistia-imu-e-segreteria-quante-bischerate-matteo-975327.html)
Conclusioni: Renzi è prima di tutto uno statalista, poi è un vero politicane (come diceva de Gaulle)

P.S.: Per conoscere meglio Renzi, altro scritto “Senza bisogno di cambiare la Costituzione…” al link http://forzaliberta.com/blog/?p=1022

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