{"id":1670,"date":"2024-01-03T00:47:44","date_gmt":"2024-01-02T23:47:44","guid":{"rendered":"http:\/\/forzaliberta.com\/blog\/?p=1670"},"modified":"2024-01-03T00:47:44","modified_gmt":"2024-01-02T23:47:44","slug":"9-liberta-assoluta-2-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/forzaliberta.com\/blog\/2024\/01\/9-liberta-assoluta-2-2\/","title":{"rendered":"(9) Libert\u00e0 Assoluta &#8211; 2.2"},"content":{"rendered":"<div class=\"fcbkbttn_buttons_block\" id=\"fcbkbttn_left\"><div class=\"fcbkbttn_button\">\n                            <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/100094185773449\" target=\"_blank\">\n                                <img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/forzaliberta.com\/blog\/wp-content\/plugins\/facebook-button-plugin\/images\/standard-facebook-ico.png\" alt=\"Fb-Button\" \/>\n                            <\/a>\n                        <\/div><div class=\"fcbkbttn_like \"><fb:like href=\"http:\/\/forzaliberta.com\/blog\/2024\/01\/9-liberta-assoluta-2-2\/\" action=\"like\" colorscheme=\"light\" layout=\"standard\"  width=\"225px\" size=\"small\"><\/fb:like><\/div><div class=\"fb-share-button  \" data-href=\"http:\/\/forzaliberta.com\/blog\/2024\/01\/9-liberta-assoluta-2-2\/\" data-type=\"button_count\" data-size=\"small\"><\/div><\/div>\n<p>15 GENNAIO, ORE 6:00<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sbattere deciso della porta irrompe nel silenzio della notte. D\u2019istinto, ancora mezzo incosciente, libero il braccio anchilosato dal peso del mio corpo addormentato, lo agito un poco fino a che la luce verde dell\u2019orologio che porto al polso non si attiva rivelandomi l\u2019ora: sono gi\u00e0 le sei.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella stanza il buio avvolge ancora ogni cosa ma, facendo attenzione, mi \u00e8 possibile percepire i primi rumori della citt\u00e0 che lentamente si sta svegliando: un cane abbaia forse al passaggio di qualcuno, un garage si apre e si richiude dietro un\u2019auto che si mette in marcia.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi giro scostando il vaporoso piumino, sbadiglio, raddrizzo le gambe e faccio scivolare le mani verso il centro del materasso fino a che non incontro il cuscino buttato di sbieco sotto le lenzuola: \u00e8 ancora caldo nonostante mi accorga&nbsp;<em>\u2013<\/em>&nbsp;con un po\u2019 di delusione&nbsp;<em>\u2013<\/em>&nbsp;che nessuno vi si sta riposando sopra. \u201c\u00c8 gi\u00e0 andata via\u201d, penso. Torno a girarmi sul fianco, porto le ginocchia verso il petto, chiudo di nuovo gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ultimamente mia moglie esce prestissimo la mattina. Dice che con questo freddo sembra che il traffico sia impazzito, come se nessuno volesse pi\u00f9 prendere altro mezzo se non la propria automobile. Io invece non ho molti impegni in queste settimane. Posso cos\u00ec ritardare la sveglia, godendomi il tepore della casa che si riscalda poco prima dell\u2019alba. Non c\u2019\u00e8 niente come questi momenti di calma per rilassarsi e pensare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi alzo che manca qualche minuto alle sette. Mi infilo dei vestiti comodi e apro la finestra che d\u00e0 sul balcone, prima i vetri e poi le persiane. Fuori l\u2019aria \u00e8 freddissima ma anzich\u00e9 ritrarmi spalanco le braccia e, respirando fino a riempire i polmoni, faccio un passo verso l\u2019esterno. Il gelo del pavimento ghiacciato risale dai miei piedi arrossati lungo tutto il corpo, come un soffio vitale mi percorre e raggiunge la mente, riattivando i ricordi di tempi lontani e di luoghi amati: mi riporta alla sontuosit\u00e0 delle notti di vacanza passate in montagna a studiare le stelle, quando l\u2019aria era blu e leggera. Forse la felicit\u00e0 sta proprio nel ritrovare la stessa leggerezza, la bellezza del giorno di ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Passerei ore cos\u00ec, ma la sveglia nella stanza vicina mi rammenta gli impegni che devo sbrigare. Scendo svelto le scale. Mentre bevo caff\u00e8 amaro cerco di sistemare il tavolo e di preparare la colazione a mio figlio ma non ricordo, come sempre, dove sono conservati i biscotti, quelli che mangia al mattino insieme al latte. Apro ogni armadietto della cucina, spalanco perfino i cassetti, fino a che, voltandomi, mi trovo davanti mio figlio: sta in piedi, con i capelli biondi spettinati, il pigiama slacciato e il barattolo di biscotti in mano. Ride, ridiamo. Gli d\u00f2 un bacio, gli sistemo i capelli e lo metto a sedere accanto a me sullo sgabello alto, quello che usano i grandi. Insieme facciamo colazione e ci prepariamo per uscire.<\/p>\n\n\n\n<p>Non appena mi chiudo la porta alle spalle mi accorgo che ha iniziato a piovere. Una pioggia gelida, mista a neve, che costringe verso il basso il fumo che fuoriesce dai camini. \u201cNon abbiamo preso l\u2019ombrello!\u201d, esclamo a Filippo che per\u00f2 non mi ascolta. Veloce salta di pozzanghera in pozzanghera e in un attimo ha gi\u00e0 raggiunto la macchina dall\u2019altra parte del giardino. Sembra che i bambini facciano ogni cosa di corsa, come d\u2019altronde sembra correre il tempo se li guardi crescere. A volte stento a credere che siano gi\u00e0 passati sette anni da quando, con lui appena nato, siamo venuti ad abitare in questa casa. Allora avevo cambiato lavoro da poco, venivo dalla citt\u00e0 e non capivo cosa gli amici volessero dire quando mi ripetevano che trasferendomi qui sarei andato a \u201cstare bene davvero\u201d. Adesso, mentre guido verso la scuola, lo so: di fronte, dove la strada si perde tra le curve, le colline affiorano dalla foschia. Emergono e scompaiono in un ondeggiare armonioso. Posso distinguere i campi, che in questa stagione sono brulli e imbruniti dalla pioggia, gli ulivi, i cipressi che contornano le strade e i paesi arroccati sulle sommit\u00e0. Come ogni giorno, dopo aver accompagnato Filippo, mi fermo in un piccolo bar vicino alla scuola. Un locale che non ha niente di bello o di speciale se non la vista che offre. Dai tavolini in fondo al salone riesco a vedere tutta la valle, concedo ai miei occhi di rilassarsi guardando lontano, fino a che il movimento delle colline non si fa lieve e si perde nell\u2019avorio del cielo. Allora posso raggiungere altri paesaggi, diversi ma altrettanto familiari: quelli di quando ero bambino, solcati dai vigneti e dagli scarponi del nonno. Li rivedo immersi nella luce di luglio, con le api che volano tra i fiori gialli dei campi, freschi dell\u2019aria di aprile, rivestiti dei colori di ottobre e inebriati del profumo dei castani.<\/p>\n\n\n\n<p>Resto qui ad ascoltare i ricordi, a pensare e scrivere fino a che i tavolini non tornano a riempirsi e i caff\u00e8 fanno posto ai bicchieri di vino. Il bar si popola di impiegati e operai in pausa dal lavoro. Conosco quasi tutti ormai e prima di andarmene scambio sempre qualche parola. \u201cEhi, Alessandro, esci anche con questo freddo!\u201d, \u201cciao forestiero, saluti anche alla moglie!\u201d. Sembra proprio che la maggior parte degli abitanti del posto condivida una certa gentilezza congenita e spontanea. Oggi non posso soffermarmi molto per\u00f2. Prima che la scuola finisca devo finire di riordinare la casa: \u00e8 il mio turno delle pulizie e voglio che mia moglie sia contenta del mio lavoro quando torner\u00e0. Per pranzo, invece, ho promesso a mio figlio che saremmo andati a mangiare insieme un hamburger. Avremmo poi passeggiato per le vie del centro e fatto la gara con i carrelli dopo la spesa. \u201cE compriamo anche il gelato con gli smarties?\u201d, aveva esultato.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi anni ho scoperto di essere davvero bravo con i bambini. Mi piace passare il tempo con mio figlio, parlargli e portarlo con me per mostrargli quello che del mondo conosco di bello. Mi piace tenerlo sulle ginocchia e leggergli racconti di ogni genere: storie di esploratori e marinai, di boschi, fantasmi o dei popoli antichi. Abbiamo perfino letto, dall\u2019inizio alla fine,&nbsp;<em>Il conte di Montecristo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pomeriggio lo aiuto con i compiti, gli insegno la grammatica e come scrivere i temi anche se lui, al contrario di me, sembra molto pi\u00f9 portato per la matematica. Di solito ci sbrighiamo alla svelta. In poco pi\u00f9 di un\u2019ora finiamo di studiare, lui prepara la cartella per il giorno seguente e, senza che ci sia bisogno di dire una parola, ci spostiamo dalla scrivania al grande tavolo della sala. Entrambi sappiamo precisamente quello che dobbiamo fare: mentre lui corre a prendere nella cartelletta i suoi album, io libero dall\u2019astuccio i colori che si sparpagliano ovunque sul tavolo. Disegniamo tantissimo insieme, con pastelli, pennarelli e acquerelli. Ci sporchiamo le unghie, ci coloriamo le dita e le mani fino a che, poco prima che torni la mamma, scegliamo tra i fogli quelli pi\u00f9 belli e li appendiamo sulla porta, cos\u00ec che possa vederli non appena rientrata: \u00e8 il nostro modo di farle sapere che siamo contenti che sia con noi a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Cristina fa ritorno che sono quasi le sei. Il buio dei pomeriggi di gennaio sommerge gi\u00e0 ogni cosa ma lei, vestita di chiaro e con addosso un profumo agrumato, sembra voler ricordare alla notte che non si \u00e8 ancora fatto il suo tempo. Nonostante le molte ore passate in ufficio, la sveglia presto e la stanchezza \u00e8 felice di darmi il cambio, cos\u00ec che io possa dedicare qualche ora al mio lavoro. Lascio dunque il salotto trasformatosi nel campo di un\u2019efferatissima battaglia tra matite e cuscini e mi chiudo la porta dello studio alle spalle. Accendo il computer e riprendo gli appunti che avevo iniziato a buttar gi\u00f9 questa mattina. Non ho alcuna fretta, per\u00f2: in questi giorni la redazione \u00e8 chiusa e potr\u00f2 inviare le bozze dell\u2019articolo luned\u00ec. Amo molto il mio lavoro e mi piace farlo per bene, con calma. Credo che scrivere mi renda migliore, capace di leggere il mondo&nbsp;<em>\u2013<\/em>&nbsp;di interpretarlo e di prendermene in qualche modo cura. Questo per me \u00e8 importante e non mi preoccupo se passo troppe ore sullo stesso paragrafo, scrivendo e riscrivendo. Cos\u00ec quando \u00e8 pronta la cena ho elaborato appena qualche riga. Non importa. Scendo e insieme alla mia famiglia passo il resto della serata. Sono questi i momenti che attendo di pi\u00f9, momenti a cui l\u2019inverno, con il suo freddo, invita a dare spazio. A tavola ci raccontiamo come \u00e8 andata la giornata, mentre pi\u00f9 tardi ci riposiamo un po\u2019 sul divano. Filippo \u00e8 ora molto pi\u00f9 tranquillo e si addormenta quasi subito mentre guarda i cartoni animati. Lo accarezzo e lo porto in camera sua, adagiandolo sul letto: \u201cfelice notte\u201d, sussurro senza svegliarlo. Anche noi andiamo allora a dormire. Sotto il piumino le lenzuola diventano calde alla svelta. Mi ci avvolgo, affondo la testa sul cuscino e abbraccio mia moglie. Abbiamo gi\u00e0 gli occhi chiusi. In lontananza l\u2019orologio della piazza suona i suoi undici rintocchi nel buio della notte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>15 GENNAIO, ORE 6:00 Lo sbattere deciso della porta irrompe nel silenzio della notte. 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